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privato che per le esigenze imprenditoriali. Yukos in mano agli arbitri Scritto da: Lo Staff di Stlem.Com Secondo quanto riferito dal New York Times, un collegio di tre arbitri all'Aia ha aperto la via al più colossale arbitrato del mondo in cui una delle parti coinvolte è un'autorità governativa. Il prestigioso giornale aggiunge che in
virtù della sentenza, la Russia è
vincolata da un trattato internazionale in materia di energia, istituito per fornire sicurezza e stabilità agli investitori stranieri nell'allora Unione Sovietica. Poiché
la Russia ha sì firmato, ma mai ratificato la Carta dell'energia, gli avvocati difensori (Cleary Gottlieb Steen &
Hamilton) hanno sostenuto che gli azionisti stranieri della società Yukos non avrebbero diritto a richiedere risarcimenti a titolo di compensazione in seguito alla nazionalizzazione del gigante petrolifero società dichiarata fallita a seguito delle presunte evasioni fiscali miliardarie. Gli arbitri tuttavia hanno disatteso le argomentazioni del governo russo dando rilievo invece ad una disposizione insolita del Trattato energetico che vedrebbe la Russia obbligata a rispettare i diritti di proprietà degli investitori nel campo energetico, nonostante la Duma non abbia mai dato seguito formale all'accordo attraverso la procedura di ratifica. Sebbene la notizia della sentenza sia buona per gli azionisti della Yukos nel
loro tentativo di essere risarciti della perdita di proprietà, potrebbero passare ancora diversi anni
prima che il collegio arbitrale decida se effettivamente il governo
russo sia responsabile per l'espropriazione e lo smantellamento della Yukos, che molti sostengono essere dovuti ad una vera e propria vendetta politica contro l'ex Amministratore Delegato Mikhail Khordorkovsky. Una volta che l'arbitrato si sarà concluso con un verdetto a favore degli azionisti di maggioranza, la decisione potrebbe essere eseguita in numerose giurisdizioni, sollevando così gli azionisti dall'ingrato compito di far rispettare la decisione in Russia. Tuttavia le cose non saranno così semplici, se si tiene in considerazione la vicenda del cittadino tedesco Franz Sedelmayer, il quale per primo citò il governo russo nel quadro di un trattato internazionale di cui il primo lamenta il mancato rispetto. In quella vicenda nel
1998, gli arbitri gli assegnarono 2,5 milioni di dollari dopo che la sua piccola azienda che si occupava di vigilanza fu colpita da esproprio nella sua sede di San Pietroburgo. La vicenda tuttavia continuò con difficoltà cercando di ottenere il risarcimento da parte del governo russo. Quando
infatti il governo russo si rifiutò di pagare, Sedelmayer fu
nuovamente costretto a rivolgersi agli avvocati per difendersi contro gli
sforzi del suo avversario per ribaltare le pronunce dell'arbitraggio
svedese. Dopo diversi anni di lotta finalmente Sedelmayer è stato in grado di avviare una procedura di pignoramento riuscendo a scovare attivi patrimoniali appartenenti al governo russo fino a soddisfare il proprio credito, diventando peraltro un esperto del settore (tanto da aprire successivamente una società di consulenza su problemi di esecuzioni forzate contro stati sovrani). Se
gli azionisti della Yukos riuscissero quindi a vincere la loro oltremodo più ricca causa contro la Russia, potrebbero ritrovarsi clienti del Sig. Sedelmayer per quanto riguarda la fase esecutiva dell'esecuzione. Quest'opera è pubblicata sotto Licenza Creative Commons. L'editore e gli autori della presente pubblicazione non periodica non si assumono alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di errori incorsi nella loro riproduzione sul sito. Chiunque è libero di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire, recitare e modificare quest'opera a condizione che venga citata la fonte (se l'utilizzo si svolge su Internet, la citazione della fonte va fatta utilizzando un collegamento iperattivo -link- in prossimità della citazione o nelle sue immediate vicinanze). |
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