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A Seguito delle numerose recenti richieste di parere legale
ci vediamo di fronte alla necessità di ristrutturare il servizio fornendo un sistema di consulenza
articolato e completo, gestito in pieno automatismo e professionalità sia per le esigenze del
privato che per le esigenze imprenditoriali. La bolla arriva in Cina? Scritto da: Carlo Romano All'inizio di quest'anno molti fra coloro che seguono con attenzione l'economia cinese avevano avvertito che il piano di stimolo governativo non sarebbe
stato sufficiente a salvare l'economia da una grave recessione, ora invece con una certa preoccupazione qualcuno pensa che che le politiche eccessivamente
espansive abbiano creato una ancor più grave bolla nel mercato azionario ed in quello immobiliare.
Le statistiche mostrano che il PIL reale della Cina è cresciuto di circa il 9% l'anno nel terzo trimestre, un periodo durante il quale nella maggior parte
delle altre economie si sono viste cifre con valore negativo. Di recente inoltre più di un rapporto dai contenuti ribassisti ha avvertito che prima o poi i
mercati risentiranno dell'eccessivo surriscaldamento causato da un indebitamento eccessivo il quale, ai primi segnali di frenata potrebbe scatenare una
situazione simile a quella vissuta di recente negli USA: crescente numero di crediti inesigibili da parte delle banche e cash crunch, con cui la crescita
della Cina sarà costretta ad una brusca frenata.
Molti ritengono che se il governo non agisce subito virando verso una politica monetaria restrittiva e pertanto diminuendo la liquidità monetaria, i prezzi
delle abitazioni ed i valori azionari potrebbero risultare seriamente sopravvalutati. Tuttavia vi sono anche sempre più persone che sono convinte che sia
oramai troppo tardi agire sul pedale del freno in quanto gli indici azionari sono già fortemente sopravvalutati; i mercati azionari segnano infatti un
rapporto prezzo/utili (P/E) di circa 24, mentre la media dei mercati emergenti si colloca verso i 9-12. Stesso discorso per il mercato immobiliare che vede
il prezzo medio di un'abitazione ammontare circa 9 volte il reddito medio per famiglia, valore anch'esso ritenuto abbastanza elevato rispetto alle medie dei
paesi sviluppati e sicuramente molto elevato per paesi con economie simili a quella cinese. Ma siamo sicuri che i nostri strumenti di misurazione dello stato di un'economia siano applicabili al complicato e sostanzialmente diverso mercato economico-sociale cinese?
Molte infatti sono le differenze fra l'economia centralizzata e dirigista cinese, strettamente regolata nonostante le libertà di iniziativa privata: ad
esempio il mercato immobiliare, pur essendo liberalizzato, prevede strette regole di finanziamento, tanto che, nonostante gli aumenti dei prezzi delle case a
due cifre degli ultimi anni, il mercato cinese risulta dipendente dal credito solamente per il 25% circa (contro valori del 50% in Europa o 75% dell'America Latina). In conseguenza eventuali terremoti nel mercato immobiliare avranno un impatto molto meno rilevante nel mercato monetario; senza contare che l'obbligatorietà della compartecipazione al 40% per gli investimenti speculativi creano un ammortizzatore molto elevato in caso di crack.
Stesso discorso per quanto riguarda l'economia reale: il freno dell'export è stato rimpiazzato da un enorme piano d'investimenti infrastrutturali guidato dal governo centrale. Anche questa volta il risultato potrebbe rivelarsi apprezzabile, in quanto le nuove ferrovie, strade, ponti aiuteranno a creare benefici alla produzione una volta che la crisi sarà terminata. Il governo ha direzionato correttamente il proprio intervento selezionando con cura i settori meritevoli d'investimenti, evitando di finanziare quelli che lo sono stati già in passato. Insomma, seppure un riscaldamento sia secondo i più effettivamente allo stato dei fatti, non possiamo con certezza affermare che vi sarà un brusco segnale di arresto dell'economia cinese nel breve periodo. Molto più probabile sarà un riassestamento della curva della crescita verso valori più sostenibili nel lungo periodo. Quest'opera è pubblicata sotto Licenza Creative Commons. L'editore e gli autori della presente pubblicazione non periodica non si assumono alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di errori incorsi nella loro riproduzione sul sito. Chiunque è libero di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire, recitare e modificare quest'opera a condizione che venga citata la fonte (se l'utilizzo si svolge su Internet, la citazione della fonte va fatta utilizzando un collegamento iperattivo -link- in prossimità della citazione o nelle sue immediate vicinanze). |
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